Menu' di navigazione: sei nella sezione 4 > Communicanda (to share)
Mart, 20 dicembre 2016

Direttiva Bolkenstein e stabilimenti balneari (2006/123/CE)

Evoluzione dell'Unione Europea del 1957 al oggi
La direttiva 2006/123/CE (Bolkenstein) impone agli Stati membri di subordinare il rilascio di autorizzazioni che concedono diritti speciali o esclusivi a imprese o privati, all’espletamento di procedure concorsuali aperte e di evidenza pubblica, per una durata predeterminata.

L’Italia, che ha recepito tale direttiva con il decreto legislativo 59/2010 sui servizi, non ha ritenuto di adeguare l’ordinamento interno, ed ha prorogato con nuove leggi (prima la L. 25/2010 e poi la L. 221/2012) fino al 2020 la durata delle concessioni demaniali esistenti per la gestione degli stabilimenti balneari, senza prevedere alla scadenza l’avvio dei prescritti procedimenti concorsuali.

La Corte di Giustizia europea ha giudicato tale comportamento come inadempiente rispetto agli obblighi comunitari, ed ha condannato l’Italia ad adeguarsi senza indugio (sentenza 14.07.2016, in cause riunite C-458/14 e C-67/15).

In assenza di una nuova legge che si conformi al giudicato europeo, è agevole immaginare che la Corte di Giustizia non si limiterà più a constatare l’inadempimento, ma sanzionerà l’Italia con una condanna pecuniaria, che comporterà una sanzione economica milionaria per ogni giorno di permanente inadempimento. Ne consegue che la strada della ripetizione delle proroghe non è più percorribile, senza gravi conseguenze economiche per il bilancio statale.

Quali alternative si presentano, allo scopo di garantire il futuro economico agli operatori attualmente in attività, e nel contempo rispettare i principi europei statuiti dalla direttiva Bolkenstein?

In realtà, le alternative non riguardano il “se” fare le gare, perché questa scelta è obbligata, ma riguardano solo il “come” farle, cioè quali condizioni prevedere per l’ammissione dei concorrenti e per la scelta del candidato da preferire. La sentenza europea precisa che non potranno essere stabilite condizioni che di fatto privilegiano i concessionari esistenti, perché questa scelta significherebbe confermare l’impostazione viziata da illegittimità comunitaria, continuando a riconoscere un “diritto di insistenza” che il Consiglio di Stato ha dichiarato ormai illegittimo (5795/2009).

Anche il preteso vincolo degli investimenti effettuati non costituisce un presupposto significativo, in quanto, secondo i giudici europei, è pur sempre suscettibile di adeguato indennizzo, aprendo di fatto la strada ad una valutazione meramente economica della gara.

Non è invece preclusa la possibilità di modellare le gare secondo requisiti e presupposti che valorizzino il modello attuale di gestione degli stabilimenti balneari, che sono in massima parte a conduzione familiare, e che si avvalgono anche di pregevoli iniziative di ristorazione, con cui arricchiscono l’offerta strettamente connessa con la balneazione.

In tale prospettiva, potrebbero essere inserite altre clausole selettive, che rendano ininfluente il profilo economico della massima offerta per ottenere la concessione, e valorizzare viceversa la qualità del servizio offerto, in termini di personalizzazione dei servizi complementari, pregio gastronomico, iniziative aggiuntive per la ricreazione connessa alla spiaggia, quali attività sportive specifiche (es. beach volley, surf), attività culturali (biblioteche in prestito, letture di novità librarie, pomeriggi culturali, ecc..).

In questo modo, perfezionando un modello concorsuale “a misura” della tradizione e della professionalità dei concessionari storici, si può rendere l’impatto con l’applicazione della normativa europea meno traumatico ed anzi stimolante per un incremento di qualità del nostro sistema di servizi balneari.

Per avviare un percorso di adeguamento equo e ragionevole alle esigenze europee, occorre che i diretti interessati, anche tramite le associazioni rappresentative di categoria, si facciano promotori e protagonisti di proposte compatibili con i principi europei di concorsualità e di trasparenza.

Prof. Avv. Paolo Dell’Anno, Università Bocconi